Giulio Malcangi

Mora cinese

Cammina.
Distende passi di montagna
scia tra gli sguardi
che con slalom
gigante
si sciolgono di lei.

Ruota la testa.
Surfa
sulle onde
della pubblica invidia
di capelli lucenti
e pelle di seta.

Ammicca.
Con un sorriso
di pan grattato
e mandorle d'occhi
tostate.

Un sampietrino
rimane immobile,
impotente.
Un vigile
scrive un verbale
approvvigionato.
Un fruttivendolo
taglia di cesoia
il crescione.

E il cuore
trittico
batte:
sia sasso,
che carta,
che forbice.



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