Dario Fociani
30 febbraio
Colori a calore, colare come ricordi sbiaditi sugli occhi,
la memoria è una coperta lunga, il pianeta Terra una finzione,
l'unicità è iridescenza e inganno, trucco, correzione, ma soprattutto danno.
Nel velo che copre la terza dimensione,
il pensiero fugge verso la prosaica intenzione di eternità,
bussola di un nord atipico, fantastico, sacerdotale.
Io vorrei vivere, tu vorresti un simile, scorgere la dote naturale più ambita: la comprensione.
L'altro è perso, l'altro è se stesso,
voler muovere il mondo, spostando l'interesse personale, è il capitalismo baby. Mi sento male.
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