Dario Fociani

Arch Stanton

Quando si scrive si scrive,
non si dice
e ogni poesia ha la sua voce
ma è lì che ricorderemo il suo nome
(nell'esser accostato 
alla doppia mandata
dello sconosciuto
caduto da cavallo
contenente il malloppo
disarcionato dal suo stesso
sperone) e
il tempo
è quel ponte
fra guerre di giacche
con più o meno polvere
che non si ha il fegato 
di fare esplodere.
Arriveranno altri due
e la deflagrazione dell'oblio
porterà il calendario
a un sorriso di consolazione,
lui che dal giorno in cui la notte
fu contata a separazione
dalla precedente giornata
era stato sempre alcolizzato,
avere lavorato così tanto,
tutti i giorni, in tutte le case del mondo,
ma le settimane sono un cappio,
e lo scorrere
è una croce lapide
di legno scricchiolante,
base d'appoggio di tutto
e palco per la forca del brutto,
il buono taglia la corda e
scappa con la metà del bottino,
e la fatica è fatica inutile
per i vecchi disincantati.
Vedi, il mondo si divide in due categorie:
i dimenticanti (mendicanti del tempo presente)
e
i dimenticati (rimasti a rosolare al freddo spiedo della morte).



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