Dario Fociani

Cantico dei drogati

E fu una notte sintetizzata
attraverso un inconsueto 
edulcorante di mente
che incontrai, accomiata 
dai giorni, la donna di fiori,
baro delle mie notti spente. 

Sbalordente la compostezza 
indigente del composto
che avevo di fronte.
La bufera soffiava, la pioggia cadeva,
il freddo scendeva e il caldo saliva:
chimica. E noi eravamo in basso.

-

Il vento s'era bevuto il suo whisky
dopo aver già fumato la mia sigaretta,
io rimasi con gli occhi gonfi
con le sue magrezze glaciali davanti,
e proposi 
per rompere il ghiaccio
o il cazzo, che dir si voglia,
uno scambio di capelli increspati:

"Credo ci siano pensieri bradi attaccati
alla nostra radice coinquilini dei pidocchi,
credo d'averli intravisti nel riflesso
dei tuoi occhi, meravigliosi,
vorrei averli, possederli, piantarli
nelle terre infertili di certi miei deserti,
vedere spuntare foreste nelle mie orbite
con i colori nitidi delle tue iridi.

Siamo esseri ibridi.
A metà fra il vegetale è l'animale.
A metà fra la decomposizione e la voglia d'amare."

Fui costretto a vomitare
embrioni abortiti dei miei sogni
sulle sue scarpe, sulle sue vesti, sulle sue pelli,
la resi parte dei miei segni.

(Ti prego 
spegni 
quest'amarezza)

"Bellezza, potremmo crepare
insieme e nella morte dei secoli
ritrovarci decrepiti,
polvere di stella,
re e regina del nulla, 
abituati a questo niente,
potremmo farcela 
per una volta, 
e nel frattempo
vivere come due 
piccoli ragni incastrati
nei loro tessuti bramosi."

Le lacrime le aveva finite, 
fece dei disegni polverosi.

"Potremmo svendere le nostre anime
al monte dei pegni corrosi.
Sarebbe una buona idea,
non trovi, bellezza?"

"Non trovo bellezza." disse

E la sua mano di scheletro sirena
tese un'imboscata alla mia carezza Ulisse.

Ciò aggiunse:
"Il mondo, amore, non c'apprezza,
e angusti gli odori del passato 
torneranno ad avvisarci, 
come un busso di dita
alle spalle, 
che si è già vissuto,
che tutto è andato,
che sarà ora di lasciare spazio,
dopo che il tempo c'avrà già lasciato,
e scorderemo, probabilmente
diventeremo pazzi
più di quel che siamo,
forse cercherò i tuoi abbracci nudi
davanti un ben addestrato
esercito di balconi
serrati, amalgamati per essere
gabbia e sicurezza, perché
il favore, amore, muore 
se la lancia non si spezza
così ci infilza. 
Ci infilzerà, ci ha già infilzato.
Ma tu stammi vicino.
E chissà che
i tuoi occhi non saranno il mio camino
e il marciapiede il nostro divano"

Poi la promessa

"e io non mancherò mai, lo giuro, 
dal ricordarti che non ti amo."

Non avevo tappi agli orecchi.
Piansi. Penso pianse, anche lei,
per quel che magari valse.

Così questi occhi di letame
non la passarono liscia, vomitarono un futuro
su quei capelli color piscia e ci scrollammo
da dosso i vecchi corpi abbandonati
dai giorni non asserviti
tatuandoli nelle nostre menti
con i colori di racconti 
mai accaduti.

Inventati.

Ma
demmo un nome a tutte le stelle,
respirammo l'aria di innumerevoli celle,
crebbero foreste sulle mie pupille.



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