Dario Fociani

Il clown

"Salvami dalla sorte"

Due esecrabili rosse parentesi 
tonde pregavano
un cuscino in piuma d'oca
foderato di seta, 
[di cui se fosse possibile
fodererebbe adesso la vita].

"salvami dalla morte"

Diceva, 
non rendendosi conto
che il tempo che lì sprecava
lo stava definendo in quello
che sarebbe poi non stato,
la paura del repentino cambio d'abitudine,
l'assurda infingardaggine della fine
di chi avrebbe voluto continuare,
muore il clown,
uno dei tanti,
crepa ridendo, finalmente, 
affacciato alla finestra,
muore gridando una sentenza
come fosse novità di cui vantarsi:
"fra cent'anni saremo tutti scomparsi!"

La donna vestita di nero
è tornata,
vilipendio
alla giornata;
la sera bussa piano
al portone della mente
che, avendo rotto il citofono,
è chiuso alle angherie
della gente
per un tempo definente.
Deficiente, 
deprimente.

Il buio invadente.

Il poeta si sente perso
durante il laido momento
rubato al tempo vivente
in cui si concede al verso,
si versa un altro goccio,
la poesia come straccio
non lo renderà meno sozzo:
(il vate è un pagliaccio) 
alla lirica ingannevole 
dispensa sorrisi che ha perso.
Aedo biasima l'assurdo
ché alla resa dell'anima
gli pagherà il conto, al mondo
ubriaco d'ogni immondo
sputerà sul verecondo.

Definente.

Questo buio opprimente.

Guardaci modellati,
che eravamo tutti uguali,
guardaci 
appena nati,
(cresciuti)
appena morti,
(troppo cresciuti)
che eravamo tutti soli.
Ognuno con la sua meta,
ognuno con i suoi voli,
ognuno troppo abituato
ai suoi Io,
per non credersi all'infuori.

Sospiro, ah... ah la sera.
Quel tempo della giornata
dove le luci svengono,
dove vengono
decapitati i colori.

Muore sputando anestesie il clown
che non trova più gioia nel ridere,
aggrappato a una bandiera
nazista sfoggiante una svastica,
sotto i ferri di una chirurgia 
plastica che all'ennesima operazione,
dopo lunghi anni di sperimentazione,
aveva provato a cambiargli l'anima.

Travasa un liquido giallo
in una lattina di coca,
solfeggia con voce roca,
s'appoggia sul cuscino di piume d'oca,
una tirata di naso
il suo ultimo gesto,
una tirata d'orecchie
per qualche rimpianto,
aver vissuto il suo unico vanto.

La donna nera alza la gonna,
il sole in una nuova alba
s'accinge a una nuova scopata,
dare vita a una nuova giornata,
poi la sera si riveste 
d'ogni sua coperta

(l'indifferenza di chi è eterno non è 
certo una scoperta).



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