Dario Fociani

La macchina del ricordo

Primo pensiero.

Laboratorio chiuso agli esterni:
si sta ingegnando. 

Favella persa,
la cartella sotto braccio,
un laccio appeso al collo,
non ancora teso.

Lo faccio per togliermi un peso.

due punti:

discernere dall'accomodazione
magistrale
che le miriadi di risvolti portano a... (cosa?) .

Se si pensa alla vita
come a una giacca
e il vivere la giornata
come stirarne una piega,
l'incoscienza che è una brutta piaga
durante la notte mi spiega
che il giorno comunque prima o poi mi scorda
ma il tempo a tutti ricorda
che l'immortalità apparente
del nostro vivere
è solo una mera meravigliosa
fantasia (impressione?)

-

Martellate dallo scantinato,
l'uomo è piuttosto impegnato,
camice bianco appena lavato
si alza solo per camminare cinque minuti
dopo mangiato (un giretto fra le cadreghe) 

Ancora martellate,
l'idea è semplice, per gente poco loquace,
inserisci la data nella macchina
e ritorna la giornata.
Unica cosa non puoi interagire,
né modificare, né compromettere,
né parlare. 
Puoi piangere se vuoi però,
ed è un nitido ricordare.

altri due punti: 

sono le dodici e sono in ritardo
mentale,
ho costruito un aggeggio
in grado di far ricordare
nello scatolone in cui è confezionato
(pronto al mercato industriale)
ho infilato un kit kat
e un implemento promozionale,
un inserto pubblicitario
di una ditta di seghe e

un prolungamento audace
alla calotta cerebrale.

La vita porta a dimenticare,
per poi l'oblio,
oddio se non c'è memoria
Dio, cosa vivo a fare io?
La ricerca di un piacere personale dici tu,
(che sia a intendere: è gradito)
ma il fatto di avere un posto in paradiso garantito
(mai pensiero mio fu più ardito)
non rende comunque spregevole l'idea che 
avendo già vissuto
tu
non possa dunque più tornare indietro?

Al che a oggi ritengo fortunato
chi non c'è ancora mai stato,
il figlio di tuo figlio (al lettore)
per esempio
che ha da venire
e si ciba delle
comodità gratuite 
del nulla di un nulla fatto
per nulla credere
e tuttavia è destinato a vivere.



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