Dario Fociani

Lo zigano ingenuo

Ho girato e attraversato e ora
sono completamente
alienato dal mondo
con qualche amico
e nessun complice
nell'aria casalinga di un caldo inverno,
dolce se i mesi passati
sono trascorsi troppo
sopra e troppo soli,
cercando di infangare
ogni smarrimento 
come se potessi
mettere d'accordo
anima e corpo
ma vivo in uno stato
di stallo confusionale
se voi sapeste mi credereste
ma non ho nessuno a cui scrivere direttamente
dei miei errori, delle mie scelte
il caso o il tempo storico
è ignavo o io ho sbagliato troppo?
non ho idee, né idea
del perché mi ritrovi
in questa solitudine anormale,
non avrei neanche nulla da offrire,
neanche un bicchiere;
neanche una giovane normalità,
in caso incontrassi l'amore
amore amore amore
solo un goccio di subdola
depressione e sogni epicurei 
di vita dissoluta, e sono grande,
adulto e grande,
non avrei diritto di sognare;

la mia è un'ingenuità che va giù
liscia senza ghiaccio,
ritrovato a vivere dentro questo tizio
che credo di conoscere bene,
di cui guardo tutti i giorni il cazzo
e ogni tanto lo stimolo al piacere,
in realtà stimolo l'io, qui dall'interno,
come se il sesso fosse l'unico momento
dove il presente è attento
senza rimuginare né aspettare
il volitivo essere, incastrato
nella società moderna oziosa
che non ha tempi, passioni 
e dove tutto sembra già essere stato detto
e dove tutto sembra già non essere stato capito
ti chiedi se c'è un motivo che ti spinge
a scrivere, se non questa dannata
speranza che ho battezzato 
con il nome volgare Ottimismo, 
poi magari un giorno come questo
l'Ottimismo zingaro scappa
e tu non sai dove fa le sue scorribande
e tu non credi,
soprattutto, che mai tornerà indietro
così ti versi quel niente da bere
che stimola il tuo vero Io, l'essere all'interno,
ti tocchi gli occhi, che non dovresti farlo,
per vedere se ci sono spazi da cui tu possa uscire,
muovi le dita per capire come sia possibile muovere le dita
e lo fai con la mano e lo fai con il piede
e uno specchio ti dice che il tuo corpo cambia 
più velocemente di te che sei all'interno
e il pensiero diventa claustrofobico
senti il cuore bussare
non sai se per uscire o per avvertire,
come fossi tu, ma lo sai che tu sei
incarcerato in quella testa
forse solo elettricità dice un ateo
e tu delle volte ci credi,
sono solo elettricità e chimica, ti dici,
però l'intelligenza parla
e il resto di me non ascolta

così mi ritrovo a camminare
(convinto di avere un'anima)
per le strade, nell'aria dolce di un inverno
finalmente passato sotto,
forse ancora un po' troppo solo,
pensando se mai riuscirò (con questa biro),
aspettando lo zigano (che è ancora in giro). 



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