Dario Fociani

A parole mie

A parole mie
non capite,
si proceda
alla condanna
o all'assoluzione,
la colpa pigrizia,
l'imputato: disonestà intellettuale.
si alzi, dice il giu
dice,
mi alzo,
lei scrive sempre
quel che vede,
mi chiede,
spesso no,
rispondo.
Dalla giuria un rumorio
di sottofondo, l'imbarazzo.
Lei crede,
mi chiede,
spesso no,
rispondo.
Quando le fa comodo dunque?
Vorrei rispondergli di sì,
mi langue,
ma dico no,
vado di giorno in giorno.
Il pubblico fedele arrossisce,
quello laico inveisce,
il giudice non è contento per niente.
Imputato, si segga,
mi legga una sua poesia,
non ne ho qui,
e non ne ricorda una a memoria?
La mia memoria,
memoria, bisognerebbe
averne due come
gli stomaci le mucche,
imputato,
lei dovrebbe cominciare a lavorare,
ma già lo faccio,
dovrebbe sperperare meno il suo tempo,
ma già lo faccio,
allora smettere di scrivere,
ma non avrebbe senso,
smetta,
non ha senso,
smetta,
non ha senso,
smetta,
non ha senso,
smetta.

 



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