Dario Fociani
Peripatetica
Perché?
Sbava il ragazzo con la sciarpa fino al naso,
sbraita un sasso e non nasconde la mano,
nello zaino senza vestiti che porta sulle spalle
tante idee mancate, visioni del mondo diverse.
Perché non glielo spiegate?
E tutti i giorni propinate cazzate, alle cinque del pomeriggio,
alle sei, alle sette, alle otto.
La merda televisiva della mattina, rischia di far vomitare occhi
a sordomuto ciechi, che assorbono come spugne la rassegnazione
e la spensieratezza di essa, che bello non avere nemici.
Perché vuoi essere amico di tutti?
Il casco legato al mento, la mazza da baseball
che disegna valenze d'elettrone nell'aria,
la carica elettrica dei celerini, la repulsione è causa di una legge fisica!
Perché non raccontate alle 8, a cena! di Platone, Voltaire,
Kant, Einstein, Maxwell, Fermi, Giordano Bruno! Perché
il giornalismo non fa cultura? La notizia che bruci la notizia.
Non ci interessa! L'uomo col casco blu e un numero identificatorio,
uno scudo alto come un altro umano, fumogeni e lacrimogeni,
misogini, androgini, colpite come donne ma là sotto c'è un homo
sapiens sapiens sapiens, la terza S, l'escurzione intellettiva
è presente nel mondo animale? Perché non raccontate
Puttane, giornalisti puttane, di come siamo arrivati,
perché non divulgate? Lasciate la società marcire,
sotto i tecnicismi di una tecnologia che sa usare ma non conosce,
informazioni prive d'etica, morale, cosa è il wifi?
Raccontami della velocità della luce, dell'idrogeno,
di uno ione, di come osserviamo il mondo e come plasmiamo la materia,
raccontami delle frequenze, dei dati, della loro elaborazione,
la tabella periodica degli elementi, la fissione nucleare,
le composizioni dell'atomo, le reazioni chimiche, la filosofia,
la spiritualità, il pensiero e le sue evoluzioni, giornalista bastardo,
il giovane con la sciarpa al naso lancia un suo pensiero,
le divise uniformi modificano il suo dna emozionale
a forza di sprangate sulle costole, pustole bosoniche
l'universo è tutto attorno, ci dà vita e ci riaccompagna al nulla,
in una sua frazione di attimo, eppure dovremmo, e certo che dovremmo,
eppure non facciamo, c'è una dimensione da scoprire e neppure guardiamo.
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