Michele è un ragazzo pingue,
Dario Fociani
Prosa blasfema
ha i capelli neri e coltiva vigne,
mani degne, zero lagne,
sequestrata la voglia d'andar via
parla tutti i giorni con un corvo,
gli narra di quanto bene si è fatto furbo.
Tim è un finanziere australiano
capelli color spiga di grano (un po' prima di esser maturo)
sorriso ingenuo di chi conosce il futuro,
lui non sa cosa è il vuoto, né l'angoscia, né la rabbia, né l'azoto.
Rodrigo è un tipo strano, brasiliano,
riccio, basso e munito di fucile,
rimasto solo e solo col torto,
(famiglia morta nella bile esistenziale)
perde l'arto in una guerra statale
dove non si sa chi è il bene e chi è il male.
Hannah è nata a Dublino lamentando la venuta al mondo senza un consenso,
rossa, lesbica, triste e liliale (veste spesso una salopette da muratore)
sviene mentre scrive una poesia,
si suicida il giorno seguente.
Siamo simili, Creatore?
La paura e l'oblio, l'io
cerca felicità pura
mentre cammina su una terra
di città costruite dalla guerra interna fra ego e diniego di una società moderna.
Quanto umani siamo?
A un alieno che ci conquista
domanderei se sentisse appartenenza alla nazione o al pianeta
dal quale arriva. Alieno sei anarchico o sovranista?
Alieno quanti sono gli Déi in cui credi?
Alieno quante lingue parli?
Alieno hai paura?
Alieno convivi anche tu
con questa mentale sventura,
ti ritrovi a ringraziare Dio ogni mattina e
a chiedere permesso ogni sera alla luna?
Beati voi alieni, ovunque siate, se siete tutti uguali,
se parlate una sola lingua,
se ve ne sbattete delle invasioni.
Chi c'ha la noia in casa vede noia ovunque.
Chi c'ha la brama d'avidità
dell'aridità fa ortaggio, retaggio
contadino, fra Londra e Roma
ti sento nessuno. Alieno sei un poeta?
Che cerchi chi t'ama,
che cerchi la fama,
un sodalizio d'opinioni sulla tua persona
che rendano chiaro a te stesso
il senso illuso del tuo corpo.
Alieno qui c'è chi muore e io non so che fare.
Non so del futuro, non so del presente, non so della gente,
non so che del dubbio, so che non è una gabbia,
ma so che della nebbia
non sa nessuno
e che per ognuno è uguale
e che per ognuno è diversa.
Il congiungimento dell'insieme disperso, il dado cosmico è tratto,
cosa faremo alla fine dell'universo?
Chi manterrà il nostro ricordo?
Cosa ce ne facciamo delle regole
se basta morire per infrangerle?
Il più intelligente degli uomini primitivi
l'avrà capita la sfortuna
della sua sorte imperitura?
Avrà bestemmiato contro la bruma
quando cosciente che sarebbe marcito
sotto la terra per miliardi d'anni,
piangendo sette giorni e sette notti,
si rese conto che le sue facoltà umane
gli sarebbero state perlopiù negate, idiota,
i ragni fecero nidi nelle sue orecchie
e vomitò bachi da seta e fossili di farfalla,
dietro l'aria gretta delle sue grate temporali.
Un vecchio seduto sul molo
mi guarda e sorride:
una volta mi tuffavo,
una volta pregavo,
una volta (si volta)
non ero così solo
eppure piangevo di più,
più di oggi, temo.
Dio si ubriaca,
si rende blasfemo,
"io sono uno scemo"
mentre giù sulla Terra
tutto è divenuto una gara
e io, da solo, con gli occhi a forma di Sahara,
penso, che, vorrei avere
il coraggio della zanzara,
che si ciba di vita rischiando la morte
che vivendo secondo natura
se ne sbatte della sua sorte
e punge anche l'uomo più forte.
Io sono solo, umani,
sono in disparte,
mentre invidio l'arrivismo,
critico il cinismo,
quello che fa sì
sia più importante
il tempismo dell'eccentrico virtuosismo.
E Io, Michele, Tim, Hannah, Rodrigo e forse l'alieno abbiamo in comune solo il nervosismo e una visione del mondo oculare, obiettivo pupillare, corona di spine, decoder di megahertz che ci circondano.
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