Dario Fociani
Quando sono nervoso... e
L'ossessione è qual è?
L'incomprensione ti guarda fra le pubblicità
del televisore, ti domandi come
possa l'ego comandare;
il sergente indossa il berretto
mentre urla e
la sua saliva mi lapida,
l'eruzione del peccato capitale
inonda la mia faccia
di rabbia;
chi non vorrebbe migliorare se stesso
scagli la prima pietra,
vorrei che la luce portasse ai tuoi occhi,
del mio riflesso, il buon umore che la vista di smeraldi e diamanti
già intagliati... mi fermo, c'è un ma. un solo ma. MA è molto grande.
Lei non è qui e io non ho motivo
di aspettarla né di chiedere
cosa la porti a non considerarmi il migliore,
perché quando poi io tento
l'unico evento che nel mio cervello
ha luogo è il dimenarsi di
elucubrazioni poco lucide sulle sette miliardi
di menti pensanti e di corpi viventi
che in sintonia agitano i loro organi interni
sulla terra della Terra di cui loro stessi
fanno parte e che olisticamente non solo li contiene,
se tutto continuamente esiste
la morte ha un odore paradossale di fantasma,
la trasparenza che inganna e il lenzuolo
che asciuga l'ultima lacrima
di un pianto che non bagna, ristagna
in me da quando ho compiuto cinque anni
e ho iniziato a capire la sequenza fono alfabetica
delle parole,
e ora solo ora, ripenso al fatto che stavo parlando di Amore
e ancora una volta sono caduto nelle mie solite
filosofiche digressioni digrignanti,
sono un essere speciale,
ho il potere di immaginare mille futuri apocalittici e
e sorridere al peggiore dei miei passati,
la bilancia vomita quando fra noia e paranoia
l'equilibro si agita,
le mie ali da artista rimangono aderenti al porto della poca confidenza,
temporanea copertina rilegata a pagine di
superiorità mai attestata, approvata, conclamata
eppure
(un altro difetto!) casualmente percepita
come quest'anima che mi costringe
a rinnegare talvolta la mia carta d'identità
e guardarmi al confronto dell'infinito e del continuo esistere,
mi domando che senso ha obbedire
ai sistemi imposti dall'alto,
quando dietro e davanti a noi c'è l'eterno spazio,
l'eterno tempo.
Lei è lontana eppure meno lontana dell'infinito,
cosa è questa sensazione di nostalgia
per qualcosa di così vicino,
di addirittura vivo nel mio stesso tempo,
non c'è nulla di più vicino,
tu credi nell'anima gemella?
Le mie sono due, una è nata settantamila anni fa,
una adesso ma vive nel deserto
e
la mia mole egoistica paranoica
mi porta a odiare qualsiasi cosa mi renda
dipendente dalla sua felicità,
io ho già problemi con la mia serenità,
non è tempo di garantire nulla a nessuno,
mi dice la mia festosissima coscienza
che è allegra come Nagasaki nel '46,
perché le paure dopo le tragedie portano stati misti di coscienza,
euforia e terrore,
il karma che non ti calma,
sto tentando di cercare, sto tentanto di ricercare,
perché né la scettica scienza né la bigotta religione mi convince,
ma poi trovi l'amore,
quello che ti guarda con un po' meno amore di quello con cui tu lo guardi,
la deconcentrazione a cui ti sottometti,
nel rancore verso te stesso,
ti abbandoni.
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