Dario Fociani

Sul sofà

Appeso al filo di un divano
mostro l'ano in pubblico
mentre il pelo pubico
irrita la mia mano.

Cantami (o anche solo narrami)

o Diva del Pelide Achille,
era tutto fumo oppur scintille,
erano stelle o solo timo
a insaporire i suoi "ti amo"?

Da X e Y passarono dei geni, ma
del genio qui non è passato niente,
paranoia invece s'è fatta strada
in questa terminale anima malata.

E mentre malinconia mi culla,
per meno di otto euro l'ora
lei mi tiene a bada,
mi chiedo cosa serva pensare a Dio,

all'aldilà, 

o alla possibilità di un'altra vita,
sono tanto affezionato al corpo mio,
non so se mi ritroverei bene
in una essenza, non sentirei mancanza?

E mentre fra me e il mio divano è rimasta
una mano che ora mi guarda come solo
mi guarderebbe un boia (non abbastanza curiosa),
falange mia tu sei una troia che la mente mia non spoglia.

Ma

se fosse noia preferirei che fosse nulla,
se fosse nulla preferirei che fosse bella,
se fosse bella preferirei che fosse matta,
mentre aspettiamo amore, slacciami la patta.



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