Dario Fociani

Un astronauta incazzato

Dagli angoli spazzo via
polvere di stelle,
sporca luce strangoli,
via spazio, la cecità.
Se lei mi illuminava
e mi ha ucciso,
come potrò fidarmi più
di una mattina?
Da solo su una poltrona
svolgo attività segrete
(e sia mai che ve le racconto)
per conto del mondo.
Del settanta percento
d'acqua nel mio corpo
è rimasta una borraccia,
il resto via dall'occhio.
Se la penna buca il foglio,
anche che non calchi,
tal volta scavalchi e non 
ammetti e ti sporchi.
D'un buio paradiso si
copre il curioso, spaziosa
come l'universo la fantasia,
ma se non spieghi quel che fai
rischi di andare sulle palle:

guarda Dio, guarda Io,
che ingannato dalla luce
disprezzo perché disprezzato
dal cosmo, da lei e dalle stelle.



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