Dario Fociani

Universo su tela (acrilico)

L'aventinismo in cui mi sono cacciato
mi infetta una mattina
virus contratto nell'esplorazione catartica, 
analisi della mente autonoma,
signori e signore
galleggiamo in un punto indefinito
dello spazio,
molluschi attaccati allo scoglio
e l'universoceano ci bagna. 

Tutto prende vita, 
senza saperlo immaginare
ci concediamo alla dottrina,
candida o laida,
ci leghiamo allo Stato
in una sorta di bigamia laico-esistenziale,
il mirifico essere mediocri ci esalta. 

L'apparenza consumista mi disgusta. 

Questo fluire incessante del pensiero. 

Solo la morte e il sesso lo arginano. 

Quanto mi mancherò un secolo dopo la fine? 

Il movimento bolso tossisce
percezioni di movimento,
le rose fioriscono,
gli uccelli cantano,
bambini invecchiano, 
scordano di come sono venuti al mondo.
Io non ne ho idea,
ne avessi una genuina o ingenua
spiegherei la mia percezione visiva  
catatonica di
questo lungo quadro 
che vicino la cornice
assume atteggiamento catastrofico
e dentro si colora di vita, fuori dalla tela
l'unico occhio di Dio lacrima, rassegnato, 
respingendo all'uomo le responsabilità del vuoto, 

assumendosi quelle del tempo. 



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