Dario Fociani

Autopsia del cosmo

Nel ricorrente essere che appare e scompare

potrà mai tutto il nero questo bianco assorbire?

Universo senza angoli eppure dai confini abili,

labili nei secoli, purtroppo invisibili agli uomini

le stagioni pedalano sul ciclo cosmico del mondo.

Mistico l'inverno scioglie nella primavera il suo coma profondo, 

avremo ancora musica e arte e cultura? Avremo ancora sonno quando l'angoscia esistenziale toccherà il fondo?

Mentre il niente si espande nel niente e uccide il senso di ogni bruttura

io penso a potere e natura,

potere e natura,

potere e natura.

La trama che è satira, è ferita, è sutura,

la roccia e il fango, l'erba bagnata di campo,

il mare, il mollusco, l'insetto e il suo dolce volare

si perdono negli occhi di un uomo anziano ma superficiale

che mai si rese conto del suo insignificante vivere fino a che non dovette morire.

Ogni giorno ha vissuto senza glorificare l'immateriale.

Gli occhi di un animale che pascola ricordano all'agricoltore di celebrare se stesso fino alla fine,

di porgere scuse infinite al prossimo semplicemente perché non si è mai in grado di capire e quindi ammirare il percepire in condivisione, gratificare la forma reale dell'utopia: l'immaginazione.



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