Dario Fociani
Apocalisse
La verità politica
soffocata
nel vomito d'una mafia sociale, morta.
La cultura è gambizzata,
vive ma non si muove;
la devi andare a trovare, con dei fiori se possibile.
La vita è un anello di diamante
caduto nell'erba alta.
Ho destato lo sguardo
leggermente in ritardo
sulla comprensione,
un sibillino "ti detesta"
ottimizzava i miei mal di testa.
L'immobilità del nostro scorrere
è veloce. Fermamente muoversi.
Dove vai? Hai da restare?
Fortunatamente ho da fumare.
Apri la zip della tua giacca blu
sulla quale ho vomitato verità già morte,
ti disegno su un foglio calcando a bucare
sugli occhi, non voglio che mi guardi.
Decadente nell'agone
delle mie lingue, come Roma all'apice
dei trionfi, mi concedo solo
un massaggio ai piedi auto gestito.
La dissolvenza. L'apparenza.
Fuoribordo,
furibondo,
fuori è buio. Aspettami.
Poi aria.
(Tuffo carpiato del cielo che,
vittima d'un errore di calcolo,
cade dolorosamente supino
sul terreno, che non aspettava)
Non varia.
(Il mondo ripiega su se stesso
come lenzuola pulite nel giorno,
solitamente ogni due sabati,
che mia madre le vuole cambiate)
Quel che è liquido o solido diviene gloria.
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