Dario Fociani

 

Quanti sono due secondi

Quanti sono due secondi nell'universo,

un minuto di vita, castrata

dalla stupidità politica e dalla collusione

nel rasoio di Occam l'esistenza è un incidente,

una coincidenza e un'illusione,

e noi qui a sbattere e sbraitare

ad accettare società lontane dalla realtà attuale.

Lo specchio mi assolve, mi guarda, mi chiede:

che dovremmo fare?

Tutto c'è invece di non esserci e dovremmo già ammirare,

tentare di dare...



added 22/11/2017

16 St Kilda

le anche del mio cervello rassegnate

l'hula hop mentale

la musica, vedere e girare

l'importanza irrazionale della relazione

fantasticherei se potessi

se Tu volessi,

missioni e missioni compiute ogni giorno

da esseri umani che filano maglioni di lana 

e ignorano di essere tessuto, ago e mano,

non forza sforza il destino

è un tram,

invano.



added 10/11/2017

così differente

Amore cercati
sotto gli sguardi di chi non vede
e il susseguirsi di potenziali futuri
ti duole,
le sole parole amiche dicono:
simile, dove sei?

Io credo esistano reati più infamanti
dell'omicidio e del suicidio,
eppure soli negli ergastoli
giudiziari o psicologici: quando
il sistema si oppose alla realtà?

Acconsentire alle linee guida,
allo scivolare del senno e del non senso,
la legge si fa ostacolo
all'universo, alle regole che non fu
il diritto pubblico né privato a inventare,
l'infrazione è lucidità mentale.

Volano i pianeti del cosmo,
su eternità di niente, l'uomo si perde,
su fazzoletti di speranza intangibile
crea realtà inaudibile, labile
eppur vivibile e ci si ingabbia dentro
e non vuol vedere.



added 13/10/2017

basterebbe un abbraccio, talvolta.

Non siamo altro che un probabile tentativo di costruzione del cazzo,
spazzo la sala e fuori la mala vita guarda dentro
senza idea, né idee, noi uomini curiosi
dovremmo imparare a controllare le nostre emozioni
per non arrivare al certo suicidio,
sicuro termine del potenziale divertimento,
annientamento sequenziale della sofferenza,
basterebbe un abbraccio, talvolta
di quella sconosciuta,
ho smesso di scrivere poesie da qualche mese
che forse è un anno e questa e queste
sono rimasugli di un malanno noia
intriso di conoscenze che non ti conoscono
e verità mai dette e amici che stai ancora cercando
o che non hai mai tempo di vedere, di sentire,
questa fantasia magnanima mi denota un potenziale fantastico,

come sarebbe il mondo se tutti fossimo,
come sarebbe la vita se tutti non facessimo,
queste note limite limitanti ti attanagliano,
la scelta è ibrida, la vena è livida,
l'uomo arrogante per leggi della fisica
si intromette fra la debolezza e l'intelligenza e il dubbio
di quest'ultima, che sempre si ridomanda
su sé stessa: di quale frutto son colto io?
O ignoranti gli altri, mi intrufolo fra i panni di un cane,

quanti uomini ti assomigliano, quanti non si sfogano,
quanti mi amano e non ti guardano, mi lasciano passare,
senza dire, perché la società prevede che il sistema
non ci lasci complimentarci l'un l'altro,
la rabbia ha il rubinetto sempre aperto,
l'idraulico dell'emozione dolce invece è forte fradicio.

Questa vita non è male eppure il vuoto potenziale

c'è e rimane,

ti poni il quesito esistenziale, su chi percepisce bene o percepisce male,
il cervello è un decoder e qual è il segnale ricevuto da te, da lui, da lei,
il mio giallo è il tuo giallo, il mio amore è il tuo amore, il mio odore...
il mio odore...

abitudine dimenticata, che dimenticherò nelle lunghe attese dell'eternità,
lenta scorre la vita lenta, veloce il nulla è veloce,

un uccello sorvola la mia testa, a che pensa? 
Ogni giorno, un minuto o un secondo, in fila indiana,
ogni giorno c'è un'ora che può cambiarti la mezz'ora successiva,

io scrivo come se servisse, scrivevo come se serviva,
la serva di un passato remoto, mi guarda perché il tempo è uno spazio
e lei è qui ma distante cent'anni.



added 5/10/2017

vacuum

ho chiuso il cellulare in un
pacchetto sottovuoto 
e ho cominciato a fare foto
sono andato su internet sottovuoto
ho letto una poesia di charles simic
e una di allen ginsberg sottovuoto,
ho ascoltato musica elettronica,
ho guardato un porno,
ho chiamato su skype un amico di melbourne,

sono sottovuoto, sottosopra, galleggio
su una massa di molecole infinita
attraverso la strada temporale indefinita,
il telefono mi guarda da un'altra galassia,
"io sono, dove non c'è aria"
la solitudine è una brutta cosa
"la solitudine è una bella cosa"
cambiamenti di umore in base alla giornata
e nozioni basiche di quantistica

chissà se sono sempre la stessa persona;
a parte i pensieri simili e le emozioni differenti
ma la vibrazione sottovuoto del telefono
che squarcia dimensioni ormai latenti,
mi riporta all'idea dell'incomprensione perpetua
che c'è fra le persone e della condivisione
d'aria, rispondo e un uomo sottovuoto australiano
mi chiede se ricordo (sottovoce)
una memoria sottovuoto di anni fa.





added 18/9/2017