Dario Fociani

Da quanto ne so non c'entro niente

Da quanto ne so
non ne capisco di macchine
e non mi piacciono i giochi di carte,
tranne asso piglia tutto
che l'ho accostato sempre
a un certo simbolismo di vita
e la scopa
che si scopa.

Da quanto ne so
'sta sigaretta monca
appoggiata estrema
alla scrivania,
con la cicca bollente
a piedi all'aria,
non s'interporrà
fra me e l'eterno vivere!

Non farà male più dello starvi a sentire.

E neanche quei cavoli
mangiati ieri 
a merenda.

Da quanto ne so
io qua non c'entro niente,
non ci capiamo a vicenda.

Da quanto ne so
il celebre Giulio Cesare
si spupazzava il suo coso
quattro volte al giorno,
ed era diventato cieco
da non riconoscere
nella rivolta suo figlio
se non all'ultimo
tirannico respiro.

Si dà il caso
che da quanto ne so
(visto che ne so poche
ma che quando moriamo 
si torna a essere quel miscuglio
di niente e merda e amorevoli
vettovaglie per insetti
è perlopiù sicuro),
qualcosa del celebre Cesare
potrebbe esser rimasto incastrato,
appioppato, nel pioppo
qua davanti
che il ramo quasi infilza
la mia finestra,
al che preso dal dubbio
dovrei chiamare un giardiniere,
che 'sto ramo ora mi pare
un braccio morente
all'epilogare suo chiedere aiuto,

ogni tanto, la sera, gli tendo una mano,
gli dico:
credimi, non sono io il tuo bruto.



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