Dario Fociani
Il giorno dopo la fine del mondo
Di occhi lacrimanti,
il fiume di tanti ricordi
e pupille come cascate,
liofilizzati onanisti, a riva,
baci dispersi
affannati, sulla costa
capelli biondi vani
d'una prima ragazza.
Le brame di domeniche
al sole passate dentro
case d'amiche,
memorie colorate
da pittori bambini,
nella naturalità
di nuvole disegnate
e di M corsive all'orizzonte.
Che se ne andranno.
Qualcuno qui rimarrà solo.
L'ultimo.
Gomme da cancellare
sono questi tempi,
non è mai troppo
quel che prendi,
invece quel che rendi...
-
È caduto il sole
la notte del Big Bang è arrivata,
l'umanità disperata
cancella i propri peccati
correndo decaduta
fra le proprie braccia,
io son là fra fogli impugnabili
e un poco da bere,
scrivo di vecchie sere,
ascolto suoni
da brade tastiere:
accompagnano il cielo che cade,
su terra e mare,
altalenando giù
come fosse una piuma,
dolcemente rovina
e il pianeta lentamente sfuma
viene lavato via come fosse
bagnoschiuma.
Io non penso all'esplosione,
calco su un foglio pensieri
noleggiati dal giorno a seguire,
un quindici di marzo perso
scomparso in una cadaverica nullità
che qualcuno come me prova a scrivere
in un patibolo verso.
Il giorno dopo non è restato nulla,
nemmeno il più remoto
senso patriottico d'appartenenza
all'universo,
nemmeno il più piccolo
salotto patetico d'appartamento.
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