Dario Fociani
Intervista al vicino
La sua anima citofono
esigeva un megafono:
qui non c'è nessuno,
qui hanno rapinato,
qui hanno rapito:
"chiedete al vicino,
che è meno istruito!"
E lui diceva a tutti
di non avere visto:
"non so, l'ultima volta
aveva il cuore pesto,
vendeva cara
la sua voce amara,
usava le lenzuola
come una bara.
Quando lo conobbi
era diverso,
tipo socievole, estroverso,
poi una sera lo sentii gridare:
ho perso, ho perso, ho perso!
Pazzo? Non so.
Credo fosse in una fase di stallo,
di rabbia contro se stesso,
un uccello in gabbia
e, forse, troppo poco sesso.
Un giorno, ricordo, rimasi sgomento
quando tronfio e istrionico
mi disse con l'occhio languido:
'io sono contento'
e poi intonò un cinguettio
per arrivare a Dio, diceva,
che è un'aquila, sosteneva,
con l'occhio di falco, mugugnava:
'la mela di Eva l'ho mangiata io?
Ero io? Ero io? Ero io, io ero... io ero?'
Il passato, diceva, è un cimitero,
di sorrisi e di ricordi,
e sopra ogni lapide ci scrive i giorni;
sull'epitaffio:
'tu non ritorni, tu non ritorni'"
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