Dario Fociani
Nell'ultima fila (ambiente leggiadro)
La teoria che non ci fossi
mi porta a una realizzazione
pratica di una astemia prassi:
se dio è alcolico come una religione,
e frutti e bacche e uve lavorate,
l'idea che prima fossi un qualcosa
essente assente che sarà
ma non ricorda è insistente (o inesistente?).
L'orda dei cani che sfugge dal convento
alla sera prima della preghiera
si rivolge, rifugge verso
la vigilia di una grande mangiata,
dove l'eterno scorrere di chi è stato
(ed eternamente ora non è)
è dunque stato digerito dalla polvere
di ciò che è vecchio
(che a oggi vince in smisurata maggioranza),
deve quindi esser considerata
una fortuna poco paragonabile,
e fa tutto parte della mia realizzazione.
La sazietà del tempo non teme,
venne, vinse, salutò, ritornò,
rivinse a molteplici istanze
psichiche derivate dal famoso
super- Io (Super- DIO?) .
La notte colava sugli umani
che a lume di candela s'osservavano,
spiritati, sconcertati da ciò che non
vedevano, stavano vivendo!
Miracolo
Siamo cinema!
Nasciamo proiettore
diventiamo immagine,
moriamo nel ricordo
di un bel film, si spera,
o comunque di quel che è stato.
Io, sorpreso nel scorger
ciò che non era più Mio, ma che ancora
era ben
ancorato al tuo, invocai in ritirata Dio
che mi rispose con un
marameo.
A parer Suo c'è da stare tranquilli,
il sole e il suo illuminare gli alberi
è destinato a durare per millenni,
magra consolazione.
Ci siamo abituati. Siamo scemati.
Passati siamo passati, non ci piove,
ed è meglio, stiamo senza ombrello,
ci siamo anche amati.
Essendo i primi miliardi di anni stati
all'oscuro dai suoi e miei pensieri,
fortunato all'epoca, l'epico finale
a cui non ero stato abituato
è quello di non esser mai stato concepito,
siffatto nato.
Sicché la nascita del ridente
avverrà al concepimento mentale
dell'idiozia paradossale del vuoto,
che mai
c'ha sfiorato,
e spesso, troppo spesso,
c'ha sfiorito.
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