Dario Fociani

Notte blues

Eccomi signora,
mi guardi ora, bene,
vedo che i suoi occhi si stanno squagliando,
vedo pupille colare
a scioglierle il trucco, signora,
sono quello che spera, e basta signora,
assolutamente basta,
sono quello che si droga
eppure non è mai assuefatto,
che ha detto, signora?
Io matto signora?
Io canto signora,
io canto male tutto il giorno,
il mio è un gracchio stanco, signora,
tanto che le orecchie di chi mi ascolta
desidererebbero essere interiora, talvolta sì signora.
(arrivano due note da lontano,
in realtà dei bassi atonali)
C'è musica da quelle parti

e potremmo andare e potrei amarti,
potrei darti un sorriso,
ma di questi tempi valgono così poco,
no signora non è vero,
non è un ragionamento molto elaborato,
semplicemente
non è la rarità a fare lievitare i prezzi, signora,
il mercato, è il mercato.
Sì le voci signora, lo abbiamo mancato,
siamo gente per concerti noi, 
(vuole ballare qui sulla strada?)
non di certo da mercato,
non chiediamo 
il calco
delle grida della folla

sulla nostra mensola, ma un palco
solo un palco
(su balli, non si vergogni).
Che dice? Non parli sottovoce,
sì Dario, sono io, all'oratorio?
Mai andato signora, Dio?
Ma ci salutiamo e basta Signore,
come stai? bene, non ci interessa,
in fondo non ci conosciamo,
ci rispettiamo, signora, forse, ma ognuno ha le cose sue
e poi ci accomunano non pochi mali, sa signora,
siamo soli,
e di arte e di religioni
ne parlano in tanti.
Vede, e non piangiamo mai,
Potessi definirci direi che siamo
due deboli.
E la morte
ci rende cerebralmente instabili.
Arrivederci signora, arrivederci.



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