Dario Fociani

Prima fila (un ambiente leggero)

Ci pensavo alla vita,

grigia grondaia
da cui lentamente scola
un canaletto colore
giallo ocra;

di quelle matite temperate
che usavo, ci pensavo
sul banco numero 
tre dell'aula numero quattro,
sezione A 
di una scuola al civico
sessantadue,


m'avessero chiesto allora,
non avrei detto mai
ci sarebbe stata una seconda era,
dal cielo che non è mai caduto
a un sentore di sentirmi 
vincolato al mio corpo
senza un preciso contratto.

Non facciamola come una questione
di abitudine, mettiamola sull'ansia
e l'inquietudine d'una novità
non considerevolmente ponderata.

Ci pensavi alla vita?
Quando il canaletto color ocra,
attenuato da una grondaia
ruggine, fu inutile visto
l'andar via delle nuvole,

si spense definitivamente
paracadutandosi tramutato goccia
sul terreno cosparso di sassi
e vecchi abbracci.
Un'ombra scappò dall'androne
di un portone lontano,
non fu questione di memoria,
la vita è immaginaria, non sbagli.

L'elevarsi al suicidio di un ultimo fumo
frizionando sul metallo,
e lo stallo del presente è dell'attimo
uscito da un sussurro di un'ultima
sigaretta e dal disco reggae
registrato su musicassetta 

trovato negli scaffali di un usato
negozio di usati, mangiati a nastro
dalla questione del ricordo.



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