Dario Fociani

Rapina

Spariamo!
Disse il mio collega
ma non avevamo pistole,
intendeva
(prima persona plurale dell'imperativo)
di sparire,
ed io me ne accorsi tardi.
I proiettili
mescolarono i miei ricordi
in una poltiglia
di cervella assortite.

Ancora un altro secondino
con traumi da piccolo pene
e ancora un'altra strage
del martedì senza pena,
perché di eccidi non ce ne sono,
a essere uccisa
è una persona sola,
tra l'altro disonesta:
"un colpo accidentale alla testa",
nenia il suono
voce dei mass-media. 

La solita fortuna,
così, mentre un faro in lontananza
illuminava la mia ultima ora,
io a una stella della sera prima
(non c'è dolcezza nel morir di mattina)
affidavo tutte le rotte
dei miei pensieri incidentati,
sventurati marinai 
sulle zattere del mio più non essere.
In epilogo ci fu un ricordo di luce lunare,
una preghiera speciale al dio dei disagi

e una speranza lestofante ius naufragi:
prendete pure
i vostri onori
sulle rive dei miei oneri,
arrabattatevi pure
avvoltoi giornalisti, politici, giuristi,
non affaticatevi mai
a capir cosa fa dell'uomo un ladro,
se la natura morta,
se la cornice,
se il quadro.



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