Dario Fociani
enigmatica danza collettiva
Quando la lingua del critico
o dell'opinionista
o del commentatore
o del semplice passante
verrà strappata e appesa
all'albero più alto del mondo
conosceremo gli occhi dell'arte
che, disgustati dal suono inconcepibile della mente,
si rifugiano in vuoti distratti
sotto gli effetti allucinatori dell'ovvietà pubblica,
quella più sentenziosa e meno complessa,
quella del mero ego che rende ogni fratello un forestiero.
Tutti noi abbiamo un nome
confitto alla nostra coscienza comune,
scoprire è entrare in meditazione
evitando di congiungere tempo e spazio
col miracolo della nostra presenza,
la tragedia dell'assenza in realtà fuorviante.
Idrogeno nell'elio
fusione per fusione,
combustione per combustione,
scarto per scarto: regalo.
Le seimila mani chiudono nulla, cercano nulla
se non serenità:
la luce filtrata è troppo poca,
la frequenza sonora troppo ristretta.
L'ignorante ama tutto,
lo studente odia tutto,
il maestro ama tutto,
c'è un tetto per ogni farabutto,
c'è un farabutto sotto ogni tetto?
Qual è il limite della nostra comunità da rifocillare?
Qual è il limite della nostra comunità da aiutare?
Chi è fuori dalla nostra giurisdizione?
Come stabiliremo l'uomo, l'uovo, lo spermatozoo da lasciare?
Nel tao della vita
dove ogni scelta sembra una contraddizione.
La meschinità splende nella migliore dizione.
Nell'ultimo verso ripeto: meditazione.
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