Dario Fociani

L'investigatore privato

Un soffitto ruvido gratta la mia mente
che è lì in alto a scandagliare
un uomo stanco
sorseggiare
acqua minerale 
da
un flute
sporco di rossetto,
sospetto è il tempo (sempre sospetto)
e 
le nuvole nascondono sempre qualcosa, 
mai una rosa, mai una musa,
forse il sole questa volta?
Sono indisposto alla mia indagine
rivolta alla testuggine naturale
che il creatore indifferente
ha regalato al cielo, e mi sento mancare.
A capire ciò che manca.
Fossi privato di una risposta capirei
l'indignazione riposta nell'idiozia,
meno naturale della testuggine,
della gente. Ma sono stato privato della domanda.
Per cui, già pesante dei miei interrogativi,
eviterò di dare a ingurgitare
alla mia bisaccia altri punti.
Li metterò tutti qui?? ? ? ? ? ? -
Fatto.
Baciando le mie orme a tributo
di dove ho camminato,
(maledetto, è sempre uguale il passato)
confischerò il significato dalle mie parole
che ne hanno in quanto gli è stato dato (ma da qualcun'altro!).
Allora dimmi, in questo ultimo interrogatorio,
il mondo è un laboratorio!
Il vostro divertimento nella pausa mensa,
sogghignare all'importanza che diamo
alla naturale / innaturale coincidenza!
Tutto quel pensapensapensa senza
intuire che a un inconcepibile caso, caos,
è stato dato il nome Dio!  E io, io, io... indago:
tu ti fai bella di vapore,
tu rispecchi interpretazioni altrui
a immagini capovolte agli occhi,
tu ogni tanto piovi
e hai la forza di trattenere la luce,
mostrarti cupa, io mi sento come un tappo,

un intoppo,
cedo alla bottiglia, aperta e
sul comodino come una boa nel mare,
giro attorno alla notte. E girare, girare, girare.
Per cui ti chiedo, vorrei sapere
(mentre finisco di leccare
il rossetto dal bicchiere, che è ciò che di lei rimane):

nuvola, qual è il senso? *

*(punto interrogativo rubato al verso ventisei)



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