Dario Fociani
Nel letto
Sdraiato, semi affannato, sporco
di me e di te, ti osservo,
il tuo respiro di sottofondo
mi calma, mi culla,
qualunque cosa succeda,
quel neo centrale sul collo
è la mia fonte di meditazione.
Guardarti sorridermi è inebriante,
mentre sono ancora in riflessione
apri la finestra sul cortile:
ci osservano carrubi, jacarande
(che non ci sono, me li immagino),
platani, pini, oleandri e un banano.
La luce che entra mi ricorda
che il plastico della morte è tutto su un piano.
Architetto perdonami.
Le mappe del compromesso
un po' mi spaventano, l'orografia
del sentimento mi dà, talvolta, vertigini.
Stanco, tento un orgoglioso pianto ma stento,
perché starti accanto, amore mio, è un vanto,
dalle finestre aperte mi parla il vento
delle tue realtà e delle mie utopie,
e intanto, io ti voglio bene, un abbraccio, un bacio
un altro sorriso, un po' al passato, un po' al futuro,
nullius in verba, ma sono sicuro, ti amo.
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