Dario Fociani
Società e suggestione
Propaganda e censura
Subdolo come un silenzio
Rotto dal forse per sé,
Inquieto senza un se
Potessi controllare me
Stesso io sarei meno
Il verso fesso succedaneo
Dello spesso spirito
Di curiosità e astrazione
Centomila miliardi di stelle
Ed io sono il mio centro?
Lo stato funziona al contrario
Dario vive nel malessere
Cerca un equilibrio irrequieto
Degli altri nello specchio del
Senso, nel senso di diverso
Immerso, costante sforzo
Di adesione allo sterzo sociale
E girare e girare e girare, servo
La lentezza delle tradizioni
Le assenze di emozione
Devozione alla formazione dell'uomo
Nulla. Non percepita.
added 3/1/2020
Ambizione
Solo qui sono,
mentre Antonio
ossa sporgenti
porge la frutta,
cassette di arance e di pensieri
Dove sono i desideri
Di chi ha perso?
Rassegnato, scaldo latte a
55 gradi, espiro vapore a montare
arte, mentre orde ad onde
di homo sapiens sapiens
si affacciano al bancone,
Chiedono di essere svegliati
E io non ho ancora fatto colazione.
È la pressione che fa un espresso,
Più del contadino lontano,
del barista depresso e dell'alchimista
In torrefazione. è la pressione
Che fa di una polvere, pozione,
Di un uomo inerme un dottore,
Di un sasso nell'universo, l'eden.
Io servo, da sempre servo
A qualcosa, eppure di testa sferro,
Ma alla reputazione tengo
E scelgo il trono di un banco,
Fonte del risveglio di chi fondamentalmente
È nel giusto e vive nel suo piccolo,
ma cerco.
added 29/12/2019
Ubiquità
Se è morto Sankara,
Ed è morto Lennon,
Ed è morto Gesù,
Ed è morto Bruno,
Ed è morto Impastato,
Ed è morto Tenco,
Ed è morto Mishima
Dio per chi tifa ed è sicuro che stia guardando?
Se è il prete al funerale ambiguo
Che cerca colpevoli
E trova peccati,
Se è il politico ad odiare l'intelligenza
Pensando faccia male alla nazione
E compra il giornalista che vende
Buone malintenzionate parole.
Io per quale Dio tifo e che mondo sto guardando?
Se è morto il senso, l'aristocrazia
Lo ha mercificato
E la polvere da sparo è a buon mercato,
Se la musica non suona
Ed il vino è morto, la sera
Assomiglia a una mattina
E se la croce fosse il simbolo di un peccato
Perché sacrificare il buono e salvare l'idolatrato?
Io sono Ponzio Pilato,
Le mani vi odorano di piede
E mi appendo a un poema ferroviario
Immaginando gli esseri che hanno coscienza
Quanta mente vi è nel mondo,
Quante onde ha questo mare
E da dove arriva il vento?
Dio?
Susumu Yokota è di sottofondo
Una bussola spirituale attendo, mentre
Di malinconia abbevero
quest'anima che sa di muschio.
Pinot noir sempre verde aghi di lino
Camicia fresca della Terra, ti osservo
Mentre in meditazione sembri
Sapere il segreto e ti abbandoni alle stagioni.
È in tutto il resto, tranne che nell'uomo?
added 29/12/2019
Niente nel niente
La malinconia è orticaria nell'anima,
Mentre tutto scorre e buchi neri lontani
Prudono nel vuoto senza batter ciglio,
E pianeti e materia non si ammalano eppure son fatti delle mie stesse emozioni olistiche
Il mio essere è dunque in deficit
E chiedere aiuto a menti solerti ed equilibrate
È un po' graffiare la loro campana di tranquillità
E invece di ascolto ottengo rifiuto
Paura, rifiuto e ottimi consigli da non seguire
perché non provi a stare bene
A fumare meno e a bere di più
A uscire a vedere la gente riduzionista che sta bene
A piangere in privato e a ridere in pubblico
Forzatamente, sguscia le tue anime superficiali,
Unisciti a loro, a noi, danzare per il niente nel niente
Siamo cosa e perché così tristi?
Non riesco a esprimermi, non riesco
A influenzare, a condizionare, a salire trasalendo
Incolpando gli altri e non me stesso,
Invece ho perso, di alienazione, di mancanza di
Integrazione, immigrato nell'universo
Io non ho poesie per dio, non ho saluti per satana, ragione e desiderio, cosa è il male
Se non aggressività, prepotenza e superficialità mentale, potenzialità sprecate, il resto
È figlio dei punti di vista, milioni di stelle
Nella nostra galassia, quanti atomi in movimento
Ed io qui fermo, non avanzo, lo zucchero
Della mia tristezza fermenta, diventa alcolico tormento, mi abbandono all'idea di allontanamento spontaneo, non ho cura di me stesso, mentre vedo l'uomo evolvere lentamente, gradino dopo gradino, pesanti 7 miliardi di uomini crescere a colpi di genio solitario ed io, un triste stupido,
neanche quello.
added 29/12/2019
spiaggia e temporale
Per le scale dell'aria
si invola una democratica pioggia,
mi ricorda che devo tagliare i capelli,
sono sasso nella sabbia
e aspettiamo il sole,
circondato da granelli
solo in questa spiaggia;
e il temporale ci bagna
ideologie a grumi terrosi
si rivelano accorpati
di un pensiero stagnante e fragile,
non è cemento, è fango.
Mentre la pietra scalfita
perde coraggio,
ma non agglomera,
l'acqua scivola e
alla massa granulosa
sono sopra, corroso
dall'alienazione più
che dalla mancanza di struttura.
Come ci siamo staccati
dalla montagna?
Cosa ci ha avvicinato al mare?
added 4/12/2019