Giulio Malcangi

E brinderò

Mi sorridi pendulo,
arrogante schiavo d'Iddìo.
Ma non penetri
nel penetrale del mio cuore.

Licenziami pure dal mondo.

Brinderò,
bevendo vino proibito,
sorseggiandolo
dalla scutellaria,
che accudisco
nel mio divino giardino.

Affonderò le tue navi,
sebbene sia solo una naumachia.
Messinscena,
senza scena,
senza teatro,
senza copione.
Senza lago,
in cui tu,
copia omozigota
di un indistinto miliardo,
senz'anima,
che l'anima cerca
nell'abnegazione dell'individualità,
nuoti.

Licenziami pure dall'universo.

Brinderò,
bevendo vino proibito,
sorseggiandolo
dalla scutellaria,
che accudisco
nel mio divino giardino.

E quando moriremo,
senza Paradiso
e senza Inferno,
accoglieremo il buio,
silente,
Niente di Niente,
Nulla di Nulla,
soltanto una fine.

Saremo entrambi licenziati,
dalla storia
e dagli Dei.
E il mio decomporre,
darà alla terra
sapor di vino,

poiché brindai,
bevendo vino proibito,
sorseggiandolo
dalla scutellaria,
che accudivo
nel mio divino giardino.

Dell'attesa vana,
di un momento
che mai arrivò,
invece si ciberà
la terra
della tua sepoltura.
E i suoi vermi,
che mai sazieranno
la loro fame
semantica.

E brinderò,
nel Nulla,
bevendo il vino,
non più proibito,
sorseggiandolo
dalla scutellaria,
del mio eterno
e divino giardino.



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