Giulio Malcangi
Il pirata
Ciondolo
verso la fine
di questa giornata; spugna
e pregna dell'umidità
assimilata.
Il pappagallino ripete,
senza volontà,
ogni profanità,
ascoltata a bordo.
L’inesistente riposo,
corposo, sulla cresta,
in avanti e a ritroso,
degli alti e dei bassi,
dei morti e dei grassi.
Le onde fracassate
dalla carena,
che le esplodono
sul ponte,
come pioggia,
rinfrescando
dolore e solitudine.
I miei passi,
scanditi dalla morte
e dal ticchettio
legnoso
della mia gamba,
protesi di sogni in fuga.
"E' questo il momento
di fermarsi
a riflettere
e rimpiangere?"
riesco a sussurrarmi.
La luna è piena,
è la notte
la sua ubriaca pena.
Subalterni
di subalterni
russano,
nasali,
gutturali,
echeggiando
nella dimora di Nettuno
(o Nessuno).
Amori,
di vite passate,
si materializzano
indelebili,
trasmessi
su quella nuvola mentale,
cinema
di ricordi
e di immaginazione.
Amore esisti ancora,
grazie solamente al mio Odio,
"E solo Dio sà
quanto ti odio.."
bisbiglio ancora
"...Peter Pan!"
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